La marginalità della poesia e il lupo pervinca

Il penultimo libro di Andrea Raos è uno dei libri più importanti della nostra letteratura: tra waka, poesie appassionate del medioevo giapponese, leprotti, lupi invisibili, porcospini, gli incontri con Andrea Araos e i bambini viola si distingue come uno dei libri più completi con effetti significativi nel lettore non solo poetico.

Nonostante la poesia resti una esperienza apparentemente marginale è il caso di dire senza essere eccessivi che per un autore la dimensione poetica è quella che consente una maggiore apertura rispetto ai desideri e annuncia quello che con la narrativa resterebbe mascherato o non totalmente espresso.

Andrea Raos comincia questo libro “Le avventure dell’Allegro Leprotto e altre storie inospitali” (Arcipelago Itaca 2017, pp 155, euro 15.00) parlando di sé in terza persona e seguendo un flusso libero: esperienza che rende sicuro il lettore colto di trovarsi davanti ad un libro di un poeta che eredita buona parte della poesia di avanguardia italiana del secondo Novecento (penso a Giuliano Mesa, e a Spatola, ad esempio) fino ai primi anni del Duemila (non posso non citare Balestrini).

Il libro dopo il prologo (Luna in cielo) si dispone in sette capitoli (In un battito spiega le ali, Quattro studi senza numero, senza crudeltà, senza calore; Tempo degli insetti, Sei sestine implose; La lama dentata; L’anno scorso pervinca; Come mai; Aprile del 2012) segue l’epilogo.

La prima poesia senza spezzare il ritmo ironico e talvolta lirico della narrazione descrive il programma del libro, qui Raos inserisce aneddoti precisi del suo peculiare percorso come la sua tesi di dottorato in poesia giapponese medievale all’INALCO (Institut National des Langues et Civilisations Orientales); si parla della passione per il poeta Kujo Yoshitsune (1169-12016) e si discute del suo metodo di poesia chiamato “kondadori” che significa “ripresa di una poesia appartenente al canone”, delle Trachinie di Pound e del Filottete di Sofocle (409 a.C).

“E tutto questo,

ciò che rimane e ciò che ho tolto,

lo lascio addosso a un lettore che,

molto probabilmente,

non ha mai sentito il suo nome prima d’ora.

Non è forse violenza, questa?”

[…]

“Il mio obiettivo è che da qui qualcosa riesca

In un battito a spiegare le ali;

e che questo volo invisibile

apra la via per ciò che verrà dopo”. (p.17)

Roas scrive che questa piccola traduzione in italiano riportata nel libro è stata da lui redatta nel ’99 mentre studiava all’archivio di Tokyo. Il soggetto della poesia di Yoshitune racconta lo “svelamento” di un io amoroso che a partire da un “waka” o “poesia giapponese” inscena un tema narrativo: la protagonista è una donna in attesa del suo amante che non curante di chi possa ascoltarla o vederla, resta fissa nell’idea di continuare ad aspettare l’arrivo dell’uomo.

Il lettore quindi si trova con semplicità in una “utaawase” cioè una gara immaginaria dove la competizione è mossa a riempire lo spazio pubblico con l’evento interiore: inutile sbandierare quanto siano originali non solo i frammenti e l’idea di un progetto simile, ma anche e soprattutto il fatto che il medioevo giapponese ci ha donato una influenza letteraria così progressista anche rispetto alla descrizione della passione.

In “L’attimo prima” è molto suggestivo il momento del raccoglimento che rappresenta la lingua con metafore anatomiche: “l’italiano in me comincia dove i bronchi/ confluiscono nella trachea” […] “Il giapponese è alle spalle che ruotano/ come a magnetizzare l’aria intorno” […] “Il francese è spostato più in basso,/ verso la metà della cassa toracica” […] “L’inglese è tutto di lobi, schiena e nuca/ come se dietro di me ci fosse un’altra persona/ che il mio profilo occulta la visione”. L’italiano è la lingua che Raos usa quando non “sa dov’è” è la lingua che lo aiuta ad orientarsi, che riesce a colmare la paura del senso profondo, che si muove nell’ambito delle parole di senso, quindi. Questa scelta delle lingue è quasi la concreta opzione di poter avere “cose da fare” con il linguaggio. Questo può dirlo Raos perché tradurre è parte del suo mestiere: la poesia prova che l’attribuzione di diversi linguaggi a una stesso concetto è un modo di respirare meglio, ottenere posture diverse.

Le poesie si intermezzano con dei brani che sono dei piccoli racconti le cui trame a  volte hanno una natura autonoma rispetto il destino del libro (sapere che cosa combina l’allegro leprotto) altre si concatenano in un gioco di storie a matrioska: l’effetto è potente, chiaro, rassicurante. Mentre infatti l’allegro leprotto osserva degli indiani nazisti, otto lupi decidono di andare in ferie.

Non dimentichiamo che Raos è anche traduttore di fiabe e di questa esperienza testimonia il saper raccontare e insegnare il lavoro di squadra, la percezione favolistica legata a una trama, l’inventiva, il genio.

L’elemento fantastico non solo convince ma rende il libro aperto, persino il tentativo lirico che spesso richiede una competenza specifica nel lettore poetico è sostenibile e piacevole, logicamente l’approccio è intellettuale, colto, sofisticato. Che esista una logica allegorica questo non viene specificato, ma ad esempio sapere che anche il lupo invisibile alla fine ce la fa: è un fatto originale. Non dimenticando la litania del lupo pervinca (“Che cavolo di colore è il pervinca? Boh, ci pensiamo dopo. Tu intanto vai, lupo Pervinca” p. 51) che è una lunga serie di anafore “dove sai di mirtillo/ dove sai di cannella/ dove sai di vaniglia […]).

Va riconosciuta a queste ambientazioni e incontri fantastici una forza propulsiva interna all’impianto poematico e narrativo del libro, come il porcospino che fin troppo piccolo per innamorarsi nel tragitto per andare a scuola incontra Carina Ciliegia che “sembrava grande come un…. come un…sembrava il Grande Candito, ecco!”, e sputa nella “Pozzanghera Bucata”, che risputa indietro “la sua terribile Cacca Misteriosa”.

Ad esempio quando il narratore (alter ego di Raos) dopo aver incontrato “un uomo di mezza età vestito di peltrocarminio” vede apparire in cielo “lame dentate mosse l’una contro l’altra”; o ancora come nell’incontro del protagonista con Andrea Araos, una ragazza cilena che vive a Valparaiso dove ha un laboratorio di restauro di vetrate artistiche dal nome Espacio Transparente.

I due si erano conosciuti virtualmente per un errore di email, per via dei loro nomi molto simili, e datosi appuntamento all’Amalfitana si incontrano a Parigi dove dal gennaio 2016 Andrea Araos si era trasferita per fare un mastère in storia del Restauro all’Ėcolé Pratique des Hautes Ėtudes. Finiscono per un gioco di incastri e tensioni col parlare di Sanguineti, Balestrini, Spatola, Pagliarani.

Chiudo queste mie brevi parole sul libro (non vi nascondo che potrò ritornarci) lasciando che mi passiate il parallelo tra le poesie di Adriano Spatola da “L’anno scorso segreto” (dodecafonia per calendario) il cui titolo originale è “Secret Last Year” (A Calendar Twele-tone) in The position of Things, Collected Poems 1961-1992 trad. Paul Vangelisti, Green Integer Books, 2008; e “L’anno scorso pervinca” dove si rivive l’esperimento del calendario anche se in Raos il protagonista dei testi non è l’io poetico bensì l’allegro leprotto.

In conclusione se si vuole parlare di un libro di poesia che sia anche un libro di narrativa e che evidentemente mette a tacere buona parte di una certa critica che ancora (forse ingenuamente) non riesce a caratterizzare con decisione una prosa-prosa, una poesia in prosa, o che tende ad evitare le differenze che logicamente passano tra un testo narrativo e una prosa poetica, questo libro è un vademecum necessario se non addirittura fondante.

Raos dà prova di una eccellente maturità poetica che evidentemente non ha molti rivali. La sua sperimentazione è d’avanguardia certo, con diversi richiami a un certo modernismo contemporaneo: i giochi coi versi, l’interruzione del ritmo, le arbitrarie fratture e le suggestioni, per non dimenticare la flessibilità narrativa e la sensibilità poematica caratteristica dell’avanguardia sviluppata dagli autori che Raos stesso cita nel testo.

Ho letto di Raos anche altre sue prove poetiche nel corso degli ultimi mesi come Le Api Migratori (Oedipus, 2007), I cani dello Chott el-Jerid (Arcipelago, 2010) e Lettere nere (Effige, 2013) nonché alcune traduzioni e fiabe, ed evitando di sviluppare un racconto su come questi libri mi abbiano formata e suggestionata, scegliendo di parlare in una visione critica avverto che questa poesia è uno sprono continuo a mettersi in gioco e dalle prime letture la sensazione così come la magia non svanisce; Raos è forse l’unico che riesce in poesia ad organizzare tematiche concettuali che vengono presentate come luoghi poetici, e rintracciare un fil rouge capace di comunicare incontri realizzati tra la realtà e la poesia, tra scene vissute al supermercato e altre ambientate in dei laboratori scientifici. Lo stile che ne deriva è una operazione di salvataggio della poesia contemporanea che visto la sua marginalità deve far fronte alle richieste del mercato e al suo posizionamento nei giornali culturali, nelle riviste o negli inserti.

Raos ci ricorda che la poesia è una impresa nobile e sottolinea il fatto possibile che la poesia è un’arte o l’arte più capace a cristallizzare i sentimenti, più vicina ai cuori, e la meno aggressiva e prepotente. La poesia non è fragile è anzi dipendente dal tempo letterario e solo a braccetto con la narrativa può trovare il pubblico, darsi valore, vincere certe insidie e difficoltà e finanche gestire e dominare il suo tempo.

Sabatina Napolitano

Pubblicato da sabatina_napolitano

Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo», «Nazione indiana». Pubblica «Scritto d’autunno» Edizioni Ensemble, 2019. È nella giuria del premio Nabokov, scrive articoli per ilgiornaleletterario.it

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